WhatsApp e Striscia la notizia possono valere come prove

Per la Cassazione, spetta ai giudici di merito il giudizio sulla rilevanza e attendibilità delle fonti di prova. Messaggi WhatsApp e servizi di Striscia la notizia sono valutabili liberamente come prove.

Il giudice di merito valuta liberamente le prove, pronunciandosi sulla rilevanza e attendibilità delle stesse. La sua signoria può spingersi sino al punto da porre alla base del suo convincimento alcune prove che potremmo definire “contemporanee” ad esempio gli SMS, le chat su WhatsApp e addirittura i servizi del noto programma “Striscia la notizia”. Ne sanno qualcosa i due imputati la cui responsabilità è stata recentemente confermata anche dalla Corte di Cassazione nelle due sentenze n. 1822/2020 e 1970/2020 di seguito riportate.

Messaggi sui cellulari acquisibili dalla Polizia

La prima delle due vicende portata all’attenzione degli Ermellini, riguarda un giovane accusato, insieme ad un altro ragazzo, di aver illecitamente detenuto, per la cessione a terzi, diversi grammi (4,2) di cocaina. La responsabilità penale era risultata provata alla luce di plurimi elementi, tra cui i messaggi contenuti nei telefoni cellulari degli imputati e acquisiti dagli agenti della Polizia Giudiziaria mediante riproduzione fotografica della schermata delle conversazioni. Per la Cassazione (vedi Sentenza 1822/2020), il giudice ha correttamente applicato i principi giurisprudenziali secondo cui i dati informatici acquisiti dalla memoria del telefono in uso (sms, messaggi WhatsApp, messaggi di posta elettronica “scaricati” e/o conservati nella memoria dell’apparecchio cellulare) hanno natura di documenti ai sensi dell’art. 234 c.p.p., con conseguente acquisibilità con una qualunque modalità atta alla raccolta del dato, inclusa la riproduzione fotografica. Ancora, i messaggi WhatsApp e gli SMS rinvenuti in un telefono cellulare sottoposto a sequestro, evidenzia la Cassazione, non rientrano nel concetto di “corrispondenza”, la cui nozione implica un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna a terzi per il recapito (cfr. Cass. n. 928/2015). In conclusione, la Corte afferma il principio di diritto secondo il quale “i messaggi WhatsApp così come gli sms conservati nella memoria di un apparecchio cellulare hanno natura di documenti ai sensi dell’art. 234 c.p.p., di tal che la relativa attività acquisitiva non soggiace alle regole stabilite per la corrispondenza, né tantomeno alla disciplina delle intercettazioni telefoniche, con l’ulteriore conseguenza che detti testi devono ritenersi legittimamente acquisiti e utilizzabili ai fini della decisione ove ottenuti mediante riproduzione fotografica a cura degli inquirenti”.

Le riprese di “Striscia la notizia” possono essere valutate come prova

Nella sentenza n. 1977/2020, la Cassazione ha ritenuto, invece, immune da censure la sentenza che ha accertato la responsabilità penale di un uomo accusato di concorso nel reato di estorsione. Tra gli elementi probatori acquisiti dal giudice emergono anche le riprese del servizio televisivo della trasmissione “Striscia la notizia”.
Il riconoscimento nei video estrapolati dal servizio televisivo da parte della Polizia di frontiera dell’imputato, assieme ad altri elementi di prova, compresa la circostanza che subito dopo la messa in onda del servizio televisivo l’imputato si era reso irreperibile, convergono univocamente nel senso dell’affermazione della sua responsabilità in ordine al reato ascritto.
Una ricostruzione non scalfita dalle censure del ricorrente. Da un lato, rammentano gli Ermellini, al giudice di legittimità è preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata.

Libero convincimento del giudice

Il giudizio sulla rilevanza ed attendibilità delle fonti di prova, rammenta la Cassazione, è devoluto insindacabilmente ai giudici di merito e la scelta che essi compiono, per giungere al proprio libero convincimento, con riguardo alla prevalenza accordata a taluni elementi probatori, piuttosto che ad altri, ovvero alla fondatezza od attendibilità degli assunti difensivi, quando non sia fatta con affermazioni apodittiche o illogiche, si sottrae al controllo di legittimità della Corte Suprema.
Si è in particolare osservato che non è sindacabile in sede di legittimità, salvo il controllo sulla congruità e logicità della motivazione, la valutazione del giudice di merito, cui spetta il giudizio sulla rilevanza e attendibilità delle fonti di prova, circa contrasti testimoniali o la scelta tra divergenti versioni e interpretazioni dei fatti. (Cass., n. 20806/2011).